Saga di Oddr l'arciere
Traduzione dall’islandese antico di un'antica saga nordica che racconta la storia di un principe arciere.
Una veggente predice a Oddr una vita straordinariamente lunga e girovaga che lo
riporterà però a morire in quello stesso luogo di una morte singolare. Il
giovane vichingo respinge sprezzante le sue parole e si getta in un turbine di
avventure, viaggi in terre lontane reali o incantate, spedizioni gloriose di
conquista e di pace, duelli in cui non teme di affrontare ogni sorta di
avversari, umani e disumani. Ma nonostante il valore, la saggezza, l’infinita
ricchezza delle esperienze vissute, nulla può sottrarlo al suo destino: i suoi
passi lo guideranno al luogo dove lo aspetta la morte annunciata.
"Vidforull aveva la faretra sulle spalle e il bastone in mano. Disse: "Sono arcieri tanto straordinari, Sjolfr e Sigurdr?
AA.VV., Saga di Ragnarr, Iperborea, 1993
AA.VV., Saga
di Oddr l'Arciere, Iperborea, 1994
recensione di Del Zotto, C., L'Indice
1995, n. 1
Per i tipi di Iperborea sono apparse per la prima volta in
traduzione italiana due famose 'fornaldarsögur' ("Saghe del tempo antico"): la
"Saga di Ragnarr Brache di cuoio" e la "Saga di Oddr l'Arciere". Fissata su
pergamena nel XIV secolo e tramandata principalmente da un solo codice, la "Saga
di Ragnarr" descrive le imprese di un re danese del IX secolo, il Regnerus di
Saxo Grammaticus, al quale vengono attribuite varie spedizioni vichinghe. La
redazione più recente della saga rivela l'intento di armonizzare il diverso
materiale della tradizione eroica su Ragnarr e collega il personaggio con la
discendenza dei Volsunghi, mitica progenie di Odino. Nel manoscritto infatti
alla "Saga dei Volsunghi", versione scandinava dell'epos nibelungico, segue la
"Saga di Ragnarr", l'inizio della quale è dato convenzionalmente dal capitolo
sulla messa in salvo della piccola -slaug, figlia di Sigurdhr (il Sigfrido dei
Nibelunghi) e di Brunilde, futura moglie di Ragnarr. Nella prima parte della
saga il protagonista è Ragnarr, l'eroe pronto a raccogliere la sfida dello
'iarl' svedese Herraudhr disposto a dare in sposa la figlia Th¢ra e il tesoro a
colui che ucciderà il gigantesco serpente, custode dell'oro, che minaccia la sua
reggia. Nella seconda parte assurgono al ruolo di protagonisti anche Aslaug e i
figli di Ragnarr. Sotto la falsa identità di Kr ka (Cornacchia), nome impostole
dalla malvagia coppia di contadini che l'ha allevata in Norvegia, -slaug
conquista grazie alla sua bellezza Ragnarr e lo sposa riuscendo a superare la
prova richiesta. Con il nome di valchiria Randal¡n (Colei che porta lo scudo)
incita quindi i figli alla vendetta per la morte dei fratellastri ed ella stessa
si pone alla guida di un esercito contro il re svedese Eysteinn. I suoi figli,
-varr Senzossa, Björn Fianchi di acciaio, Sigurdhr Serpe negli occhi, compiono
poi numerose spedizioni corsare e vendicano la morte di Ragnarr uccidendo Ælla,
re di Northumbria, e poi Edmondo il Santo, re dell'Anglia orientale. La
"Saga di Ragnarr" si inscrive così nel genere delle 'fornaldarsögur', narrazioni
di vita e imprese di figure storico-leggendarie appartenenti a un remoto passato
della Scandinavia. Infatti a differenza delle -slendingasögur ["Saghe degli
Islandesi"], incentrate su personaggi e avvenimenti svoltisi in Islanda dall'870
in poi, data della colonizzazione dell'isola da parte di esuli norvegesi, i
protagonisti delle saghe eroiche del tempo antico provengono dalla Danimarca,
dalla Norvegia o dalla Svezia e teatro delle loro imprese sono tutte le terre
allora conosciute, mentre un'enfasi spesso iperbolica accompagna il racconto di
eccezionali avventure arricchite e i numerosi particolari fantastici. Tuttavia
anche se in queste saghe sembrano venir meno l'apparente obiettività e la
presunta storicità degli avvenimenti narrati, cifra stilistica delle
-slendingasögur, l'eziologia delle iperboli e degli elementi favolosi è spesso
da ricercare nelle lontane esperienze di viaggio che i Vichinghi ebbero
soprattutto a oriente. Una presenza scandinava (i Rus') è documentabile nella
fondazione dell'antico stato russo di Kiev, così come è nota l'esistenza di una
milizia scelta scandinava (Variaghi) al soldo dell'imperatore di Bisanzio. Per
non parlare degli intensi scambi commerciali lungo le vie fluviali dell'Europa
orientale che univano la Scandinavia a Costantinopoli. Il motivo delle brache di
cuoio, pantaloni rinforzati con pece e sabbia indossati da Ragnarr per
proteggersi dal veleno del serpente, quello del rettile che adagiato sopra un
po' d'oro cresce a dismisura insieme al tesoro stesso, la menzione di lacrime
dure di sangue, piante da -slaug alla notizia della morte dei figliastri,
trovano un parallelo nei racconti dello "Shƒhnƒmé" ("Libro dei Re") e delle
"Mille e una notte", configurandosi quindi come prestiti di motivi orientali
giunti in Scandinavia con il movimento dei Variaghi. Accanto a particolari di
carattere magico, la cui ascendenza sembrerebbe più mitologica che fiabesca,
quali la tunica di seta che rende invincibili, la mucca Sibilja che mette in
fuga schiere di armati con il muggito possente e terribile, la "Saga di Ragnarr"
conserva anche echi di avvenimenti realmente accaduti: le incursioni vichinghe
in Inghilterra, Francia e Italia, la fondazione di Londra (York?) da parte di
-varr Senzossa, il martirio di Sant'Edmondo per mano dei fratelli di
-varr.La "Saga di Ragnarr" conserva inoltre riflessi dell'universo etico
degli antichi Germani insieme a una tragica concezione del fato, ineluttabile e
ambiguo. Ragnarr, eroe bello e forte, generoso e feroce, trionfa sul serpente di
Herraudhr ma trova la morte in una fossa di serpenti dove viene gettato per
ordine di Ælla. -slaug incita i figli al dovere della vendetta di sangue contro
Eysteinn per la morte dei figliastri; -varr Senzossa ordisce la vendetta di
sangue dei suoi fratelli contro Ælla fingendo di accettare il guidrigildo,
indennizzo in denaro proposto dal re inglese per la morte di Ragnarr. Proprio
per tale complessità dell'intreccio tra mito, storia e leggenda, la "Saga di
Ragnarr" si eleva al di sopra di altre saghe del genere eroico.La traduzione
italiana di Marcello Meli, già traduttore della "Saga dei Volsunghi" (Dell'Orso,
Torino 1993; cfr. anche l'edizione pubblicata da Pratiche nel 1994, Introd. e
note di Ludovica Koch, trad. di Annalisa Febbraro, testo islandese antico a
fronte) e collaboratore di Piergiuseppe Scardigli per la nuova versione dei
canti dell'"Edda" ("Il Gnzoniere eddico", Garzanti, Milano 1982), consente una
lettura piacevole per nella resa fedele del testo originale. Nell'introduzione
sono presentati i principali problemi testuali relativi alla tradizione
manoscritta, le fonti dirette e indirette su Ragnarr in ambito nordico e latino,
le vicende storiche sottese alla narrazione. Un'appendice di note esplicative e
una sintetica bibliografia completano il volume di sicuro interesse per tutti
coloro che intendano conoscere il mondo della saga, straordinaria creazione
letteraria dell'Islanda medievale."La Saga di Oddr l'Arciere" è la seconda
saga del genere eroico accessibile ora in una versione italiana curata da Fulvio
Ferrari. Saga assai popolare, a giudicare dal numero di codici che l'hanno
tramandata in redazioni tra loro sensibilmente diverse, narra le imprese del
vichingo norvegese Oddr dotato di forza straordinaria, di poteri magici, di
frecce incantate. La monotonia che potrebbe derivare dall'esito scontato dei
combattimenti di Oddr contro uomini e mostri è temperata dal pathos suscitato
all'inizio della narrazione con la profezia della maga Heidhr. Il destino di
Oddr sarà una vita centenaria, una grande fama nei numerosi viaggi e una morte
ingloriosa a causa del proprio cavallo nella sua terra natale. Nella cornice di
questa triplice profezia si svolge l'intera saga il cui filo conduttore diviene
quindi l'opposizione tra Oddr l'invincibile e il destino già segnato e
inevitabile. La prima risoluzione adottata dal protagonista per tentare di
sottrarsi al fato, credendo e fidando solo nella propria forza, è quella di
uccidere e seppellire il cavallo Faxi dopo aver bastonato la veggente, rea di
aver predetto il futuro a un vichingo insofferente verso gli dèi e assai
maldisposto verso gli indovini. La seconda iniziativa è quella di partire per
allontanarsi dalla terra natale, ove gli è stato predetto che verrà cremato, e
per dispiacere al padre adottivo, responsabile dell'invito alla maga. Oddr si
dirige a nord, nel Finnmark, e poi a est nel lontano Bjarmaland, regione situata
tra il Mar Bianco e gli Urali, inoltrandosi poi nella Terra dei giganti.
Sperimenta così le arti magiche dei Lapponi, capaci di suscitare tempeste, si
dedica a commerci e rapine lungo la Dvina, combatte l'ostilità dei giganti.
Conseguita grande fama per questo viaggio Oddr affronta numerosi avversari:
Vichinghi norvegesi e svedesi, berserkir, guerrieri invasati da furia omicida,
capeggiati dal danese Angantyr armato della magica spada Tyrfingr. Innumerevoli
sono anche le spedizioni corsare nelle Orcadi, in Scozia e in Irlanda ove libera
sette fanciulle tra le quali la principessa Ölvör. Ella tesserà per lui una
magica tunica in seta che rende invulnerabili e Oddr la sposerà e difenderà la
sua terra anche se solo per tre anni. Successivamente Oddr si reca in Grecia, in
Sicilia, ove si fa battezzare, in Aquitania e in Palestina ove si immerge nel
Giordano senza indossare - unica volta della sua vita - la magica tunica.
Nuovamente in viaggio Oddr raggiunge la Siria, l'Ungheria e la Terra degli Unni.
Assoggettato il Bj lkaland (Terra degli scoiattoli / Terra delle pellicce),
localizzabile forse nella Russia settentrionale, alla morte del re degli Unni ne
sposa la figlia Silkisif e ne eredita l'impero. Ma dopo tanti anni prepara
ancora un viaggio per rivedere la casa del padre adottivo in Norvegia. Tornato
in patria e accolto con grandi onori, lungo la strada ove aveva sepolto Faxi
inciampa nelle ossa dell'animale e muore per il morso di un serpente fuoriuscito
dal cranio del cavallo. Anche questa saga riflette quindi il mondo delle
scorrerie vichinghe verso occidente e dei traffici commerciali degli scandinavi
a est e lascia intravedere gli itinerari di pellegrinaggio dall'estremo Nord in
Terrasanta. Nella figura di Oddr alcuni studiosi hanno voluto identificare il
mercante norvegese àttarr, il primo europeo di cui si abbia notizia ad aver
doppiato Capo Nord. Il resoconto dei suoi viaggi nella Penisola di Cola e nel
Bjarmaland fu infarti inserito da Alfredo re del Wessex nella sua traduzione
inglese della "Storia del mondo" di Orosio nel IX secolo. Il motivo della morte
a causa del proprio cavallo ha invece un preciso parallelo nella "Povest'
vremennych let" ("Racconto dei tempi passati"), cronaca russa del monaco Nestor
che registra per l'anno 912 la morte del principe variago Oleg a causa del morso
di un serpente uscito dal cranio del suo cavallo morto, così come gli era stato
profetizzato. L'ascendenza di questo motivo si può far risalire all'imperatore
bizantino Michele III ucciso da Basilio I nell'867 e l'episodio della morte del
principe a causa del proprio cavallo rappresenta quindi un motivo orientale
giunto in Scandinavia attraverso la Rus', ovvero tramite i Variaghi di
Costantinopoli e di Kiev nei secoli X-XI.La menzione di Arvaroddus in Saxo
Grammaticus conferma del resto l'esistenza di una saga su Oddr Punta di freccia
già nel XII secolo, anche se il manoscritto più antico in nostro possesso risale
al XIV secolo. E su tale codice, contenente una versione breve della saga, si
basa la traduzione di Fulvio Ferrari. Per il lettore italiano rimangono quindi
sconosciute le avventure presenti nella redazione lunga, come il combattimento
contro un 'finng lkn', un centauro mostruoso, e l'episodio del 'lyngbakr',
l'enorme balena che sembra un'isola e trae così in inganno i naviganti che
sbarcano su di essa, motivi, questi ultimi, che collegano la saga di Oddr con il
"Fisiologo", la "Navigatio Brendani" e il primo Viaggio di Sindbad nelle "Mille
c una notte". Anche la traduzione di Fulvio Ferrari è scorrevole ma fedele
all'originale. Numerose note di commento tratteggiano con sufficiente chiarezza
i principali problemi testuali e letterari della saga. Nella bibliografia,
peraltro dettagliata, sorprende tuttavia l'assenza della menzione di opere
"classiche" nell'ambito delle relazioni tra la Scandinavia e l'Oriente, come
"Varangica" di A. Stender-Petersen, "The Viking Road to Byzantium" (London 1976)
di H. R. Ellis Davidson, "The Origin of Rus'" (Cambridge, Mass. 1981) di O.
Pritsak. Un po' di perplessità sorge in merito alle convenzioni adottate da
Fulvio Ferrari nella scia delle consuetudini scelte da Marcello Meli nella "Saga
di Ragnarr" per la citazione dei nomi nordici. Ma al di là di questi piccoli
'bella grammaticalia' spero che l'iniziativa così felicemente intrapresa di
tradurre per un vasto pubblico le antiche saghe islandesi continui e proponga in
un futuro non troppo lontano accanto alle 'fornaldarsögur' anche le ben più
famose -slendingasögur in versioni condotte sull'originale e debitamente
commentate, così come è avvenuto per la "Saga di Ragnarr" e la "Saga di
Oddr".
"....Il vecchio pose sul tavolo, dinnanzi a se, tre frecce di pietra, Vidòforull le prese e giudicò che erano fabbricate con grande abilità"