L’occasione era ghiotta..... Locksley si era candidato
a partecipare tra gli arcieri agonisti al corso di perfezionamento tenuto da Paolo
Bucci presso la 07NAON e attendeva con ansia tale momento.Qualcuno può obiettare che Locksley non possa
essere definito tecnicamente un arciere agonista.
E’ noto, infatti,
Locksley non ha mai avuto particolari ambizioni agonistiche e la sua
partecipazione alle gare è sempre stata all’insegna del puro divertimento.
Oltretutto, come può pensare di partecipare ad un
corso di perfezionamento, chi non ha ancora imparato i fondamentali ?
Ciò nonostante, domenica 19 ottobre, Locksley era
là, tra gli eletti al cospetto di Re
Bucci.
Paolo Bucci, alto, magro, quasi un longbow vivente, da parte sua iniziava a
dispensare ai presenti il “Bucci –
pensiero”.
Gli arcieri a loro volta tendevano le orecchie,
bramosi di carpire i segreti della nobile arte.
“La freccia
ha vita propria. Essa nasce nel momento in cui l’arciere la toglie dalla
faretra, vive durante il volo e muore sul bersaglio. Questo è il vero
significato del detto “una vita, una freccia” , diceva il nobile maestro.
Locksley aveva una fulminante intuizione. Ecco perché! – pensava.
Nel suo caso, infatti, la freccia, nasceva ma non
moriva sul bersaglio. Al massimo si ammalava gravemente durante il tragitto!
I partecipanti al corso iniziavano a tirare sotto
l’attento sguardo di Bucci che li osservava in silenzio, con un sorriso
malizioso sulle labbra.
Locksley tirava per ultimo. La sagoma dell’orso in cima alla
collina sembrava dirgli: lo so, sono
grande, grosso, eppure non mi pigli.
Locksley tirava in successione due frecce ed
entrambe inaspettatamente centravano la sagoma.
Il pensiero degli altri arcieri era quasi
palpabile: non è possibile! Non è da lui!
E’ stato invaso da qualche presenza demoniaca! Satana, esci di lì! Abbandona questo corpo!
Locksley, quasi imbarazzato per l’inaspettata performance,
si girava verso i compagni implorando con lo sguardo il loro perdono.
Il corso continuava.
Bucci, quasi danzando attorno ai partecipanti al
corso, cercava di trasmettere loro le sue sensazioni, il suo credo nel tiro
istintivo ma soprattutto il suo
entusiasmo per il tiro con l’arco.
La giornata proseguiva e i partecipanti al corso
si rendevano conto di quanto grande fosse Re Bucci non soltanto come arciere e
come campione ma anche come persona.
Locksley, come i suoi compagni, ascoltava ammirato
ed attento.
Bucci non mirava, non usava tecniche particolari,
falso scopo, gap shooting o altro.
“E’ una
danza” diceva, infine, “non si può
spiegare”.
“Peccato che
io non ne conosca i passi “ pensava malinconicamente Locksley ma il corso ormai
volgeva al termine.
Non restava altro che rendere omaggio a Bucci per
la cortesia e la disponibilità dimostrata.
Chapeau Re Bucci!